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MALATTIE INFIAMMATORIE IMMUNOMEDIATE IN GASTROENTEROLOGIA

Stefano Mazza

UOC di Gastroenterologia ed Endoscopia
Fondazione IRCCS Ca’ Granda - Ospedale Maggiore Policlinico di Milano
Milano

 

In questa sezione sono riassunti e commentati i principali articoli, pubblicati nella letteratura scientifica, riferiti alle malattie infiammatorie immunomediate (IMID) in ambito gastroenterologico correlate ad altre patologie afferenti ad aree terapeutiche quali Reumatologia e Dermatologia.

Impatto dei sintomi articolari sulla qualità di vita nei pazienti affetti da malattie infiammatorie intestinali (IBD)

Lo scopo dello studio è quello di analizzare l’impatto di manifestazioni articolari quali spondiloartrite, artralgie e dolore lombo-sacrale sulla qualità di vita dei pazienti con IBD, nel corso di 20 anni di malattia. La frequenza di queste manifestazioni è risultata del 36%, 40% e 18%, rispettivamente. Sia le artralgie che il dolore lombo-sacrale hanno mostrato un’associazione significativa, con una riduzione della qualità di vita e con la presenza di astenia cronica, misurata mediante specifici scores. I risultati dello studio sottolineano l’importanza della gestione multidisciplinare per il miglioramento della qualità di vita dei pazienti con malattie infiammatorie croniche.


BACKGROUND

Numerosi studi hanno evidenziato una riduzione della qualità di vita nei pazienti affetti da malattie infiammatorie intestinali (IBD). Tale effetto è legato non solo all’attività dell’infiammazione intestinale, ma anche alla presenza di manifestazioni extra-intestinali, tra le quali quelle articolari rappresentano le più frequenti (30-40% dei pazienti con IBD). I sintomi articolari possono essere aspecifici, come artralgie e dolore lombo-sacrale, oppure configurare, secondo precisi criteri diagnostici, una specifica patologia reumatologica come la spondiloartrite (SpA), di tipo assiale o periferico.

Lo scopo dello studio è di determinare l’associazione fra SpA, artralgie, dolore lombo-sacrale, ed outcomes soggettivi riportarti dal paziente come la qualità di vita e l’astenia cronica. Per tale scopo i pazienti con IBD sono stati seguiti prospetticamente nel tempo con valutazioni cliniche e strumentali (gastroenterologiche e reumatologiche) periodiche (dopo 1, 5, 10 e 20 anni), fino al completamento di un follow-up di 20 anni. La diagnosi di SpA si basava sui criteri della Assessment of SpondyloArthritis International Society (ASAS). Al termine del follow-up sono stati somministrati questionari relativi a qualità di vita e astenia cronica, in particolare: SF-36, questionario generico sulla qualità di vita; N-IBDQ, questionario specifico per la qualità di vita nei pazienti con IBD; FQ, per la valutazione dell’astenia.


RISULTATI

Al termine del follow-up di 20 anni, 470 pazienti con diagnosi di IBD (età mediana 52 anni, 51% femmine, 67% con rettocolite ulcerosa) hanno completato tutti i questionari. Secondo i criteri ASAS, è stata posta una diagnosi di SpA nel 36% dei pazienti, di cui 7% assiale e 29% periferica. L’artralgia è stata riportata nel 40% dei casi, mentre il dolore lombo-sacrale è stato segnalato dal 18% dei pazienti.

Come mostrato nella figura 1, è emersa una sostanziale sovrapposizione fra spondiloartrite, artralgie e dolore lombo-sacrale (A), e fra sintomi intestinali e sintomi articolari (B).

Figura 1

                                Figura 1. Pazienti con una diagnosi di spondiloartrite e quelli che riportano artralgia e mal di schiena al momento del follow-up di 20 anni

Associazione fra sintomi articolari e qualità di vita.

La SpA non è risultata associata ad una riduzione della qualità di vita, valutata sia con il questionario SF-36 che con il N-IBDQ. Con il questionario SF-36, un’associazione fra SpA e riduzione della qualità di vita è emersa all’analisi univariata, ma tale relazione non si è confermata all’analisi multivariata con possibili fattori confondenti (es. sesso, età, sintomi intestinali, uso di steroide, sottotipo di IBD).

Sia le artralgie che il dolore lombo-sacrale sono invece risultati statisticamente associati ad una riduzione degli score sulla qualità di vita, sia all’analisi univariata sia dopo correzione per possibili fattori confondenti (p<0,01).

Associazione fra sintomi articolari e astenia cronica.

In tutte le analisi effettuate, la SpA non è risultata correlata alla presenza di astenia cronica.

Artralgie e dolore lombo-sacrale, invece, sono risultate indipendentemente associate all’astenia cronica sia all’analisi univariata che multivariata, quest’ultima includente sesso, età, sintomi intestinali, sottotipo di IBD ed attività lavorativa (p<0,01).


IMPATTO NELLA PRATICA CLINICA

Partendo dallo studio dei meccanismi patogenici, sino alla cura dei pazienti nella pratica clinica, il fine ultimo della gestione diagnostico-terapeutica dei pazienti con malattie infiammatorie croniche è quello di migliorare la qualità di vita, avvicinandola il più possibile a quella dei soggetti non affetti.

Un primo importante risultato dello studio consiste nella frequenza dei sintomi muscolo-scheletrici nei pazienti con IBD, che raggiunge ben il 40% per quanto riguarda le artralgie. Inoltre, come mostrato nella figura 1, una percentuale rilevante (circa un terzo) dei pazienti presentano contemporaneamente differenti manifestazioni articolari, ed una concomitanza di sintomi articolari e intestinali. È ben comprensibile come questo impatti negativamente sulla vita quotidiana dei soggetti con IBD.

Entrando nel merito dello studio, la cui forza risiede nel lunghissimo follow-up (20 anni) e nella precisa cadenza delle valutazioni cliniche nel tempo, sia le artralgie che il dolore lombo-sacrale sono risultati statisticamente correlati ad una riduzione della qualità di vita (sia al questionario generale, che all’IBD-specifico) e alla presenza di astenia cronica nei pazienti con IBD. L’associazione era confermata anche “correggendo” l’analisi per fattori confondenti quali sesso, età, sintomi intestinali ecc., a conferma dell’impatto diretto di questi sintomi sulla qualità di vita. Questo indipendentemente da una precisa diagnosi di spondiloartrite, che non è invece risultata di per sé correlata agli outcomes clinici.

Ne deriva che gastroenterologi e reumatologi, per garantire la migliore qualità di vita possibile ai pazienti, non possano prescindere da una gestione multidisciplinare, che permetta di approcciare a più livelli tutte le manifestazioni cliniche associate alla malattia infiammatoria cronica.

COMMENTO

Lo studio descritto focalizza l’attenzione su quello che dovrebbe essere l’obiettivo finale della gestione dei pazienti con malattie infiammatorie croniche: la qualità di vita. Considerando l’elevata frequenza con cui sintomi coinvolgenti diversi apparati, in grado di compromettere significativamente la qualità di vita, coesistono in queste malattie, viene sottolineata l’importanza della gestione multidisciplinare. Quest’ultima acquisisce estrema importanza se si pensa che plurimi farmaci anti-infiammatori/immunosoppressivi oggi a disposizione sono efficaci su diverse patologie infiammatorie, da cui la necessità per gli specialisti di concordare la strategia terapeutica più efficace, e con i minori rischi possibili, per il paziente.


BIBLIOGRAFIA

Ossum AM, et al. The Impact of Spondyloarthritis and Joint Symptoms on Health-Related Quality of Life and Fatigue in IBD Patients. Results From a Population-Based Inception Cohort (20-Year Follow-up in the Ibsen Study). Inflamm Bowel Dis. 2020. 26:114-124

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